Persone

Dell’8 Marzo, di Elizabeth Lloyd-Jones e di Fernand Braudel

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Questo post è un insieme di riflessioni sparse ed anche un po’ confuse su di me e su quello che mi accomuna alle altre donne; riguarda i legami di sorellanza e non quelli di gineceo. Sono pensieri che mi sono cresciuti in testa leggendo qui in fondo il commento di Lavinia.

Ho spesso tra le mani i libri scritti da questa signora inglese Elizabeth Lloyd-Jones che però tutti conoscono con il cognome del marito Elizabeth Zimmermann.
Era una femminista costei ?
Non so rispondere, ma so quello che di femminista c’è nella sua storia ed in quello che ha scritto, o meglio, ci ha raccontato.

Scrivere, appunto, raccontarsi non è una cosa che le donne hanno sempre potuto fare. Elizabeth Lloyd-Jones è stata sicuramente una privilegiata in questo; nata nel 1910, cresciuta nell’alta borghesia inglese, potè frequentare scuole in Germania e Svizzera in anni in cui poche donne in Europa Occidentale potevano farlo ed in cui la maggioranza delle donne era analfabeta.

In un venerdì mattina del febbraio 1961, il giorno dopo che i suoi figli sono andati altrove (a studiare o a far altro) e lei si ritrova a casa con il marito, questa donna inizia a raccontarsi, a scrivere andando con la penna avanti ed indietro nel tempo, tra la sua infanzia e le spiegazioni dei suoi modelli a maglia, cioè il suo lavoro. Il risultato di questo viaggio nel tempo sarà Knitting Around.

E lei racconta. Come tra i sette e gli otto anni all’inizio dell’estate del 1918, quando la I Guerra Mondiale sembrava ormai al termine, avesse trascorso l’estate a Polzeath. Un’estate che rimarrà per sempre nei suoi ricordi, in cui era libera di andare in giro tra la sabbia, le rocce e le grotte da sola (“L’errore peggiore è incutere timore nell’animo dei bambini. Lasciate che non abbiano paura di nulla e la cautela verrà da se”) e durante la quale imparò a lavorare a maglia.

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Leggendola mi sono fatta l’idea che Elizabeth Zimmermann fosse una donna molto determinata, molto organizzata, metodica, abituata a tenere una ferrea contabilità a cui era stata allenata nei primi tempi che lei ed il marito erano arrivati in America ed avevavo bisogno dei vestiti usati che le loro famiglie gli inviavano dall’Europa per vestire i loro figli.

Elizabeth Zimmermann era sicuramente una donna artefice del proprio destino, che guardando ai problemi economici che lei ed il marito avevano avuto in America scrive: “Facevamo meno caso ai problemi che avevamo allora di quanto non faccio adesso guardandoli in retrospettiva perchè eravamo molto occupati a risolverli ed ad impedire che ci ostacolassero anche al di là dell’aspetto pratico“.

Il fatto che lei avesse ricevuto un’istruzione scolastica, a mio parere, ha fatto la differenza nella sua vita; non per tenere i conti di casa ma perchè le ha dato modo di raccontarsi, di essere consapevole di se stessa (con il suo lavoro, i suoi disegni ed acquarelli).

Quello che all’inizio del Novecento era un privilegio di poche è poi diventato una possibilità per tutte dopo la II Guerra Mondiale.
Non per concessione degli uomini ma perchè le donne non sono più volute ritornare in casa dopo che durante la guerra ne erano uscite per fare i lavori che gli uomini, essendo al Fronte, avevano lasciato da fare. E per stare nel Mondo hanno avuto bisogno di istruzione, di scolarizzazione.

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Leggere e scrivere, poi il diritto al voto, poi il diritto ad avere un lavoro: questo è stato il cammino dell’emancipazione femminile, che non è ancora concluso. Raccontarsi e decidere rimane ancora un privilegio per poche donne se si guarda oltre il nostro mondo occidentale. Ed anche se si guarda al nostro Paese non siamo messe così tanto bene con le madri che alla fine devono sempre scegliere tra figli e lavoro o continuamente fare acrobazie tra gli uni e l’altro.

Chi si occupa di sviluppo economico sa quanto esso dipenda dalla scolarizzazione femminile, madri istruite assicurano migliori condizioni igieniche e sociali ai bambini; da qui le politiche di micro-credito e di scolarizzazione  per le donne.
L’emancipazione femminile non è, quindi, un discorso che riguarda solo una parte della società, ma riguarda il benessere in termini reali di una nazione.

Come madre (anche) di una bambina mi chiedo spesso a che punto siamo. E mi viene in mente il prof. Cattini che all’Università ci parlava di Fernand Braudel e della Lunga Durata, di come le strutture sociali si oppongono al cambiamento e come la Storia sociale si muova solo appena un po’ più velocemente di quella geologica.

E mi sento come una piccola goccia di acqua in una lentissima onda.

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