Home
Pubblicato il 19. ottobre 2011

La Sig.ra Zimmermann e l'Islanda


Copyright Walter Sheffer

Cara Sig.ra Zimmermann

La ringrazio di avermi scritto e poco importa se non ha scritto solo per me ma per migliaia di altre knitter in tutto il mondo. Quando leggiamo i sui libri sembra proprio che stia incoraggiando ciascuna di noi  a "giocare" con la lana per costruire il proprio pattern senza dover seguire gli schemi altrui.
A volte penso che si potrebbe ricavare una teoria femminista da tutto quello che Lei ha scritto sul lavoro a maglia semplicemente usando quello che Lei dice del filato come metafora della vita, che ci scorre tra le mani.

Mi è molto piaciuta la Sua idea di una raccolta di pattern fatti soltanto utilizzando il legaccio: l'innovazione dipende da una profonda conoscenza tecnica  di quello che già c'è e Lei è riuscita a stupirmi utilizzando (lo posso dire ?) quello che consideravo il più banale dei punti a maglia.

Oltre alla tecnica mi hanno affascinato le lane che Lei ha scelto: un progetto richiede i materiali adeguati a realizzare i volumi e le consistenze che una designer all'inizio ha soltanto nella sua testa.

Soprattutto mi ha incuriosito l'uso di una lana antichissima: l'Un-Spun Icelandic.

Gli islandesi non avrebbero potuto sopravvivere nella loro isola senza le loro lane e le loro pecore. Me le sono studiate le pecore islandesi , sa ?

Ecco, Le faccio vedere la foto più bella che ho trovato sul web: la Rossella O'Hara di tutte le pecore islandesi !


Copyright David Moynahan

In realtà a guardarla da lontano non sembra neanche una pecora ma un parallepipedo di pelo morbisissimo che poggia su quattro zampe.
La lana islandese, Lei lo sa, è fatta di fibre lunghe, morbide all'interno ed idrorepellenti all'esterno, e proteggono gli uomini (e le pecore) dai venti e dalle piogge.

Ma torniamo al Suo libro.

A Donna L. Galletta  è venuta l'idea di fare dei workshop su pattern tratti da Knit One Knit All ed io sono entusiasta di aiutarla a realizzarli. Ed iniziamo proprio con due cappelli fatti con l'Un-Spun Icelandic.
Abbiamo chiesto i pattern originali alla Sua Schoolhouse Press ed ho chiesto a Kristina del Cesto della lana di fornirci l'Un-Spun.

E scrivo, appunto, per dirLe che terremo il primo workshop verso fine novembre a Lucca.

La terrò informata dei successivi sviluppi.

Con affetto

an Italian knitter


Pubblicato il 17. ottobre 2011

Perché ADDI ?

 


Copyright Gustav Selter GmbH & Co.

Forse molte di voi conoscono i ferri della Addi e molte li usano.

Adesso vi diciamo perchè piacciono e noi e perchè li abbiamo scelti.

In primo luogo abbiamo voluto affidarci ad un'azienda tedesca che ha una lunga storia: la Gustav Selter GmbH & Co. KG fondata in Germania nel 1829 da Peter Heinrich Selter.
I ferri della Addi sono prodotti in Germania da operai tutelati sindacalmente.

In secondo luogo siamo rimasti entusiasti del loro sistema di ferri intercambiabili Addi-Click: nessun cavetto da avvitare alle punte dei circolari ma un semplice ed efficiente attacco a baionetta. Non vi capiterà mai che durante il lavoro il cavetto si stacchi dalla punta e che le maglie vi cadano dal ferro circolare.

Il sistema Addi-Click prevede due versioni con due lunghezze diverse delle punte (che vedete nella foto qui in basso).
Le punte Lace sono più corte di quelle Basic (sono lunghe 9 cm anzichè 13 cm) e sono  nate per favorire i lavori lace che prevedono diminuzioni e gettate frequenti ma si rivelano ottime per lavorare piccoli diametri. 
Lo stesso cavetto che con le punte Basic forma un circolare da 40 cm con le punte Lace forma un circolare da 32 cm.
Appena un paio di cm più lungo degli Addi Click circolari fissi che abbiamo per i diametri dal 2,5 mm al 3,5 mm.   
(vedere qui per la correzione)

Se siete curiose: la  prima foto che vedete in apertura di questo post si riferisce ad un knit-graffito fatto da  Ute Lennartz-Lembeck  il mese scorso sull'edificio della sede Addi ad Altena.
In primo piano tra gli impiegati il direttore della Addi, Thomas Selter, e l'autrice dell'opera.

 


Copyright Gustav Selter GmbH & Co.